mercoledì 25 marzo 2009

DIMMI CHE MERENDA MANGI E TI DIRO' CHI SEI


Quando ero piccolo la mamma non mi comprava mai le merendine.

Ricordo quando alle scuole elementari i compagni di classe sfoderavano crostatine, tegolini, fieste e altre schifezzuole opulente anni ottanta. Guardavo attonito la loro soddisfazione nell'apprezzare il sapore artificiale del cioccolato e del pan di spagna. Meravigliosamente artificiale e meravigliosamente perfetto! Ogni striscia di cioccolato sui tegolini correva perfettamente identica a se stessa in ogni confezione e anche la base inferiore, completamente fatta di cioccolato, era un capolavoro di ingegneria alimentare. La marmellata delle crostatine era luccicante e trasparente, nè troppa nè poca, perfettamente dosata. La fiesta orange era invece un lusso da adulti che nascondeva un brivido alcolico.

A casa la nonna preparava pane e olio.

Bono, per carità. Sano, non ci piove. Tradizionale, com'è giusto. Però.

Mentre intingevo il pane nel piatto unto la televisione mi proponeva paradisi di dolcezza inarrivabile. Bono il pane con l'olio. ma intanto io sognavo le schifezze. Qualche volta anche la mamma cedeva e, come manna dal cielo, piovevano a tavola quei contraddittori oggetti del desiderio. Ogni giorno si rincorrevano notizie agghiaccianti sugli effetti delle "merendine", giovani vite stroncate dall'abuso di dolci, piagate da insalubri merende. Possiamo forse misurare gli effetti subiti dalla mia generazione?

Oggi esistono i distributori automatici ovunque ed io mi mangio le agognate schifezze. Le scarto con soddisfazione, senza farmi vedere, come chi apre di nascosto il barattolo della marmellata. Ma le mangio piano per farle durare.

Cara merendina, so per certo che non mi sfamerai, nè che giovi alla mia salute.
Tu sei perfetta, sempre uguale a te stessa: tu non tradisci mai. Perfetta come non saremo mai. Appetitosa molto più di pane e olio. Però..
Però so che mia nonna apparecchiava per la merenda. Preparava i piattini, mi sceglieva l'olio buono, mi faceva i pezzettini di pane. Si prendeva cura di me sapendo che quello era il meglio che potesse offrirmi. Me lo preparava con amore. E se rimaneva un boccone di pane mi ricordava di finirlo che il pane non si butta. Mi ricordava che lei neppure la faceva merenda, ma che ai suoi tempi non c'era di meglio che pane e olio.
Cara merendina. non potrai offrirmi tutto questo. Non sei fatta per questo.

E tu? Qual'è la tua merenda preferita? Ce cosa mangi (se mangi) di solito?
Ti piacciono le merendine?

FACCI SAPERE! Vuoi fare merenda con noi? Vieni a trovarci a TVL!
Giovedì, dalle 17 alle 19..ti aspettiamo!

mercoledì 18 marzo 2009

SCEGLIERE


Qual'è la scelta più importante della tua vita?
Lui le ha appena chiesto di sposarla. Lei è arrossita ed ha chinato il capo.
In quest'attimo di trepidazione Lui continua ancora a chiederselo: è questa la mia scelta decisiva?

Forse avevo già scelto.
Nell'ora della paura pensavo di chiudere la storia nel silenzio e nell'allontamento, immaginavo una vita senza di Lei, senza impicci, chiacchiere e bastoni tra le ruote. Mi raggomitolavo nelle incertezze e nel buon nome della mia famiglia, ma dentro avvertivo una voce del tutto diversa. Più la percepivo, più la avvertivo impudente. Ma anche senza accettarla sapevo che mi indicava la scelta giusta.

Forse avevo scelto ancora prima.
quando due si fidanzano come abbiamo fatto noi il loro destino è già scritto. Forse è stato allora. Quell'annuncio in paese, davanti a suo padre e sua madre, davanti agli amici: il mio sì era già pronunciato.

Forse avevo scelto già prima.
Ricordo quando la vidi per la prima volta. La finestra socchiusa. Stava seduta in casa al lavoro e il sole al tramonto, nell'ombra dell'interno, scivolò sul suo volto. Un volto radioso, acceso di luce, di promessa.

O forse è Lei che mi ha scelto?
Forse è merito suo. D'altronde fu Lei ad alzare inaspettatamente lo sguardo e incrociarlo per un attimo con il mio. Forse avevo scelto già passando quell'ora di fronte a casa sua. Un'inezia, ricordo, un lavoro poco riuscito e un cliente insoddisfatto..

"Sì, lo voglio anch'io".
Interruppe Lei il pensiero ormai troppo complicato del futuro sposo.

Si guardarono a lungo negli occhi cercando spiegazioni, per scrutarsi a fondo, misurare il loro amore, per fissare dentro il cuore l'incanto del loro "SI" e il mistero di una nuova vita che nasce.

Povero Giuseppe! Ce lo immaginiamo sempre decrepito, con lo sguardo un po' assente, mentre contempla senza troppo entusiasmo la nascita di suo Figlio. E invece Giuseppe fu uomo coraggioso, senza pregiudizi, uomo di responsabilità. Sposo e padre ideale, umile e buono. Uomo che sposa per amore e non per convenienza, che conosce l'esilio e il dramma della persecuzione del Figlio. Ovviamente stiamo parlando di "quel" Giuseppe, il San Giuseppe sposo di Maria, il falegname padre putativo di Gesù.
D'altronde nella sua ricorrenza celebriamo la "festa dì'bbabbo". Con San Giuseppe e tutti i padri d'Italia festeggiamo anche coloro che hanno scelto (di sposarsi, avere figli, farli nascere, tirare su famiglia..) e, soprattutto, hanno saputo scegliere.

Scegliere non è semplice. Forse l'alternativa più problematica, oggi, piuttosto che scegliere bene o scegliere male, sta proprio nella possibilità della scelta.
Quanti di noi possono scegliere? Quanti non hanno nemmeno la possibilità di scegliere, ma sono costretti a vivere tappe obbligate, a rimanere schiavi di qualcosa che li condiziona?

E voi? Cari amici telespettatori e fedeli seguaci del blog : voi scegliete o non ne avete la possibilità? E come decidete le scelte più importanti (o anche quelle più frivole )della vostra vita? Seguite l'istinto? Il fiuto "per gli affari"?
Vi ispirati ai valori sempiterni o alle parole dell'amico/a? Andate da i' bbabbo o dalla mamma? Telefonate al mago di turno o vi affidate all'oroscopo?
Insomma, come si fa a scegliere?

Mica noccioline..

FATECI SAPERE! VI ASPETTIAMO OGGI alle 17 su TVL TV LIBERA!
scrivete, telefonateci, infamateci !

mercoledì 11 marzo 2009

MENS SANA IN CORPORE SANO

Mens Sana in Corpore Sano!

Quante volte ve lo sarete sentito ripetere? Magari la mamma o il babbo, lo zio o la nonna ve l'avranno rammentato con fare ammonitorio mentre stavate apaticamente sbracati sul divano davanti alla tivvù. E mentre sullo schermo passavano le sofferte vicende pallavolistiche di Mimi Ayuara (chi non ricorda le catene ai polsi stile Guantanamo?) e Mila e Shiro (per i giovani bruciati negli anni 80 appunto di seguito il link per la sigla: http://www.film.it/articoli/2003/06/20/444102.php ) noi giovani dell'epoca post-moderna ci ingozzavamo di merendine ed estathè con il cervello sconnesso. Il rimedio era fuori, all'aria aperta, dove riscoprire la libertà della corsa, la capacità educativa del gioco, i valori della squadra e del sacrificio.

Mens Sana in Corpore Sano!

Quante volte avete guardato con una punta di invidia il vostro compagno superbravo, asso del tennis o dell'equitazione, che "fa anche sport", mentre la vostra attività sportiva si riduceva al tragitto scuola-casa, oppure, nonostante gli sforzi, alla panchina perenne nei campi da gioco?

Mens Sana in Corpore Sano!

Quante volte sfogliando il libro di versioni o di letteratura greca vi siete imbattuti nelle riproduzioni di atleti dal corpo perfettamente tornito, armonioso in ogni sua parte. Uomini dallo sguardo distante, distesamente concentrati, olimpiche ed olimpioniche deità da maledire quando le frasi si facevano più incomprensibili ed i paradigmi si trasformavano in insolubili sciarade che consumavano il pomeriggio e il momento dell'attività fisica.

Mens Sana in Corpore Sano!
Quante volte l'avete visto scritto sulla parete della palestra Marini, davanti a San Benedetto?
A me viene sempre in mente una foto di mio nonno. Poco più che un ragazzino, saranno stati gli anni quaranta o giù di lì, è ritratto in una foto in una posa acrobatica: in verticale, con una mano sola, in equilibrio su una scala che porta dalla stalla al fienile. Un vero sportivo. Correre, saltare, giocare a pallacanestro (il termine Basket, come ci ricorda Giancarlo Innocenti, ancora non era arrivato nell'Italia autarchica degli anni quaranta), fare ginnastica..per lui ogni sport andava bene. Ma soprattutto sapeva chiappare i ranocchi, saltare i fossi, lavorare la terra, seminare e raccogliere le piante al momento giusto. C'è un po' di quell'armonia che spesso ci auguriamo quando ci torna alla memoria il detto latino. Mente e corpo, uomo e natura, tempo dell'uomo e tempo dell'oggi.

Eppure Giovenale, quando coniò questa celebre massima, non aveva neppure intenzione di battere là dove intendiamo noi. Soltanto due cose sono necessarie, ci ricordava, pregare gli Dei per mantersi una mente sana in un corpo sano! Un po' come quei vecchi che invocano una morte rapida, senza perdere il cervello, insomma, quando c'è la salute accontentiamoci.
Ma a noi piace di più l'interpretazione dei moderni..che, in qualche modo, tiene uniti mente e corpo, dinamismo interiore e movimento esteriore. E' un po' come sentire che l'uomo non potrà mai separare anima e corpo. Allora anche i sacrifici (talvolta non lontani dalle catene di Mimi Ayuara) trovano una loro spiegazione e diventano impegno quotidiano, formazione continua. Allora, anche se il 99% è panchina, quella panchina è importante come il campo da gioco. Allora la perfetta armonia dell'atleta greco è la sapienza cristallina che illumina la vita e il nonno atleta una vita che coltiva la vita dentro e fuori di sé.

MENS SANA IN CORPORE SANO! Vi consiglio di dare un'occhiata a queste foto..mi sembrano il commento più adeguato!


E TU CHE NE PENSI?
Pratichi SPORT? PERCHE? Timore della prova costume o alternativa alla dieta? Lotta contro il proprio limite o ricerca del proprio equilibrio?
Sportivi pistojesi, aficionados di giovedìsport, sedentari incalliti..FATECI SAPERE! VI ASPETTIAMO!
scriveteci e guardateci: TUTTI I GIOVEDI DALLE 17 alle 19! (La Domenica in replica dalle 16 alle 18!)

mercoledì 4 marzo 2009

8 MARZO...FESTA DELLA DONNA!!


Carissimi amici! Rieccoci di nuovo insieme per un'altra puntata di SMS!
E questo giovedì parleremo dell'imminente festa della donna... La Giornata Internazionale della Donna, meglio conosciuta come Festa della Donna è un giorno di celebrazione per le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne ed è una festività internazionale celebrata in diversi paesi del mondo occidentale l'8 marzo. Ci sono molti modi per ricordare questa festa, il più comune è quello di regalare alle donne vicine e lontane un ciuffo di mimosa che vediamo nei nostri prati in fiore.
Noi ovviamente siamo andati a fare le nostre interviste in giro a Pistoia, approfondiremo il tema nello studio in diretta con voi...quindi non mancate all'appuntamento e già fin da subito contattateci, scrivete, bloggate...interagite con la vostra trasmissione preferita!
Vi diamo per spunto una poesia di Emil Dickinson, Ecco quanto ho io oggi da donare... E una tela splendida di Gustav Klimt....



Ecco quanto
ho io oggi da donare -
Questo, e il mio cuore in più -
Questo, e il mio cuore, e i campi -
E tutti i prati - immensi.
Conta, ti prego, se ho dimenticato -
Ci sarà che la somma ti può dire - Questo, e il mio cuore, e poi tutte le api
Che nel trifoglio stanno.